La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata su un ricorso proposto contro l’ordinanza con cui il Tribunale del riesame aveva respinto la richiesta di sostituzione della misura detentiva carceraria con quella degli arresti domiciliari, applicata a un extracomunitario senza fissa dimora, indagato dei reati di stalking e violenza sessuale ai danni di una minorenne.

I Supremi Giudici, con sentenza n. 37142 dello scorso 26 luglio, hanno confermato congrua la custodia in carcere. La Suprema Corte ritiene infatti che rispetto a condotte giudicate particolarmente invasive nei confronti di una ragazza minorenne e in assenza di stabile dimora e occupazione, non possano giocare a favore i segnalati elementi favorevoli della personalità. Inoltre l’impossibilità dell’indagato di controllare i propri comportamenti né rispetto alla ragazza né nei confronti delle Forze dell’Ordine, essendo accusato anche del reato di resistenza a Pubblico Ufficiale, implicitamente esclude che misure cautelari alternative a quella carceraria siano davvero efficaci a prevenire il pericolo di reiterazione delle fattispecie delittuose.

La Cassazione ha dunque ribadito il principio giurisprudenziale, già affermato in passato, secondo cui è legittima l’esclusione della misura degli arresti domiciliari motivata sulla base della totale assenza di autocontrollo dell’imputato e della sua insofferenza patologica nei confronti dei familiari.